La saga della Torre Nera di Stephen King è stata ispirata allo scrittore dal breve poema epico Childe Roland alla Torre Nera Giunse, scritto da Robert Browning nel 1855 e da cui l’autore nato a Portland ha tratto anche il nome del protagonista del suo lavoro più complesso ed esteso.
La narrazione del viaggio di Roland Deschain, proseguita per decenni e sviluppatasi in romanzi e serie a fumetti, deve molto a questa fugace suggestione che il Re dell’Horror ha fatto sua, costruendoci intorno un intero multiverso capace di appassionare milioni di lettori e generazioni di appassionati.
Rispondendo alle domande di The Castle Rock News, King ha parlato della genesi di L’ultimo Cavaliere e di come la poesia dello scrittore inglese abbia contribuito a far nascere in lui l’idea iniziale:
Browning non dice mai cosa sia quella Torre, ma la poesia si basa su una tradizione ancora più antica, tanto da perdersi nell’antichità, su Childe Roland. Nessuno sa chi l’abbia creata e nessuno sa cosa sia la Torre Nera.
Così ho iniziato a chiedermi: ‘Che cos’è questa Torre? Che cosa significa?’. E ho deciso che tutti conservano nel proprio cuore una Torre Nera che vogliono trovare. Sanno che è distruttiva e che probabilmente significherà la loro fine, ma c’è l’impulso a farla propria o a distruggerla, una cosa o l’altra. Così ho pensato che forse è rappresentata da cose diverse per persone diverse e mentre scrivo scoprirò cos’è per Roland. E l’ho scoperto, ma non ve lo dirò!
È interessante notare come Stephen King provasse un forte senso di protezione nei confronti del suo progetto, terminato (forse) solo tanti anni dopo, e concretizzatosi in un incredibile cammino di cui lo stesso autore finirà per essere protagonista.