31 (2016)

Regia: Rob Zombie

Cast: Sheri Moon ZOmbie, Jeff Daniel Phillips, Lawrence Hilton-jacobs, Meg Foster, Kevin Jackson, Malcolm McDowell, Jane Garr, Judy Geeson, Richard Brake

Rob Zombie torna allo Slasher che gli ha e ci ha regalato enormi soddisfazioni grazie ai suoi due film d’esordio, e torna al genere alla sua maniera, esagerando, provocando, senza porsi limiti.

Già dalla prima scena prende forma l’atmosfera che impregnerà tutta la storia di psichedelica follia.

Negli occhi spiritati di uno degli assassini senza pietà che abitano il mondo di 31 e nel suo monologo irrazionale e terribilmente crudo è racchiusa l’essenza intera del film.

Film che è ancora una volta, come ci ha ormai abituato Zombie, uno splendido connubio di musica e sensazioni contrastanti.

Perché non ci sono personaggi puliti nel bizzarro mondo circense che il barbuto regista cerca di raccontarci senza alcun filtro.

Non sono puliti gli sventurati protagonisti che si ritroveranno loro malgrado ad essere parte integrante di un crudele gioco che anche se non brilla per originalità creativa rimane godibile grazie al clima grottesco, malato e psichedelico che si erge a protagonista assoluto della pellicola.

E Zombie è maestro nel trattenere la testa dello spettatore sotto il livello dell’acqua fino a farlo affogare tra tutte le piccole mostruosità, le follie esasperate, i colori e le luci utilizzati splendidamente per raggiungere l’obiettivo.

Il risultato è quello di ritrovarsi per tutta la durata del film a girovagare all’interno di un buffo, crudele e malato circo dell’orrore.

Non è fondamentale conoscere le storie dei folli mercenari chiamati ad uccidere per assecondare il divertimento delle tre Parche che sembrano muovere i fili di un gioco confuso in cui scommettere ingenti quantità di soldi e che si svolge ogni 31 Ottobre.

E non è così importante capire troppo neanche dei protagonisti che passano dal viaggio del loro tour di spettacoli a vivere una terrificante avventura in un tunnel di omicidi, scommesse e follie.

A farla da padroni sono le inquadrature poco convenzionali, i fermo immagine studiati ad arte, la fotografia granulosa e sporca e le splendide musiche scelte ad accompagnare l’ennesima ballata del nostro regista metal preferito.

I personaggi, gli attori, sembrano soltanto dei feticci nelle sapienti mani di un direttore d’orchestra  che li guida sapientemente in un lavoro corale che in qualche modo ne esalta anche le particolarità individuali: questo è vero soprattutto per la onnipresente Sheri Moon, moglie e musa di Rob Zombie che ne fa per l’ennesima volta la sua protagonista sensuale ed inquietante e per il killer più terribile del gioco, Doom-Head, lo stesso del monologo iniziale, che sembra rifarsi un po’ al Joker di Ledger e un po’ al pagliaccio Pennywise senza però perdere una propria perversa personalità.

Non ci si può innamorare delle vittime immorali e rudi del gioco, e allo stesso modo non si può non rimanere affascinati dai freak che daranno loro la caccia per dodici ore prima che il gioco sia finito.

Tutto è ambiguo, poco definito, infarcito di una filosofia cinica ed arrogante.

Il ritmo incalzante e ben studiato aiuta a tenere sui binari trama e dialoghi non sempre verosimili, così come l’iconografia dei personaggi basterebbe a mio avviso per giustificare il prezzo del biglietto.

In conclusione l’ultima opera di Zombie cerca di dare nuova linfa ad un genere che difficilmente riesce ad essere completamente originale, ma che, soprattutto quando ben confezionato come in questo caso, riesce ad essere la piacevole compagnia per una serata.

Ameno che non si soffrano i linguaggi scurrili e le immagini forti.

Ma si sa, ALL’INFERNO TUTTI AMANO I POPCORN.

Voto: 7.5/10

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