L’uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot (2018)

Regia: Robert D. Krzykowski

Cast: Sam Elliott, Aidan Turner, Caitlin Fitzgerald, Ron Livingston

La perla, a volte, si riconosce dal titolo.

Anche se “L’uomo che uccise Hitler e poi il bigfoot” è una specie di trabocchetto.

Un titolo click-bait. Ma al contrario.

Come se l’idea fosse quella di allontanare un’enorme fetta di pubblico. La critica bacchettona.

Di abbandonarsi e lasciarsi andare soltanto a nerd più o meno fieri della propria posizione di nerd, pronti a difenderla e pronti altresì alle visioni più estreme, surreali e caotiche che il cinema sappia esprimere.

E poi deluderli.

L’uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot ci introduce alla vita di Calvin Barr (Sam Elliott e Aidan Turner nei flashback), veterano della seconda guerra mondiale, malinconico e solo, e alla sua vecchiaia trascinata tra bar malfamati e stanche passeggiate fatte di ricordi romantici ed avventurosi.

Perché il titolo non mente: Calvin ha davvero ucciso Hitler nel corso di una missione segreta durante la seconda guerra mondiale.

E sarà destinato a confrontarsi con il Bigfoot, quando la patria finalmente tornerà a ricordarsi di lui, anche se solo per bisogno.

Krzykowski, regista e sceneggiatore, ci presenta una fiaba moderna, dai ritmi quasi da romanzo e con un importante impatto emotivo.

Un film forse un po’ lento, che riacquisisce i toni frenetici del titolo solo per brevi e divertenti sprazzi di azione che spesso vogliono somigliare soltanto ad un esercizio di stile, se non ad una parodia, per poi tramutarsi ancora in tragedia.

Una tragedia etica ed emozionale. Fatta di errori e di doveri, di pesi insopportabili da trascinare e da condividere.

La carismatica prestazione di Sam Elliot rende giustizia ad un personaggio complesso e fragile che ha chiara quella che per lui sia la differenza tra giusto e sbagliato.

Il protagonista è infatti un uomo intelligente, dalle grandi capacità e guidato da un forte senso dell’onore e dell’onestà ma allo stesso tempo estremamente fragile quando si tratta dei propri sentimenti.

Ci viene narrato come un agente freddo e spietato, organizzato e pieno di risorse sul campo da battaglia.

Come un giovane di belle speranze impacciato, confuso ed insicuro nell’affrontare una relazione che diviene, mano a mano che per lui passi il tempo, solo un enorme rimpianto.

Quindi come un vecchio che sopravvive a se stesso e che ha ormai quasi tagliato i legami con i suoi cari.

È la storia di un vecchio nostalgico e della scatola nascosta sotto al letto e dal contenuto misterioso che egli brama di aprire, tra atroci dubbi, ogni volta che si sveglia.

Per poi desistere.

No, scusate.

È la storia di due complotti, di due mostri capaci di annientare l’umanità e di un eroe silenzioso e letale.

È la storia di colui che uccise Hitler e poi il Bigfoot, come da titolo.

Voto: 8/10

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