The village (2004)

Regia: M. Night Shyamalan

Cast: Bryce Dalls Howard, Joaquin Phoenix, Sigourney Weaver, Adrien Brody, William Hurt

Shyamalan significa colpo di scena.

Non letteralmente, ovvio.

Il regista indiano ha basato gran parte della sua carriera e della sua fortuna sull’ingannare lo spettatore e sulla sua straordinaria capacità di togliergli il tappeto da sotto i piedi.

Si può quindi anticipare questo schema anche per quanto riguardi  “The village” senza timore di incorrere in uno spoiler troppo fastidioso e senza nulla togliere al piacere della visione.

Il film si apre su una comunità che vive in maniera indipendente all’interno di un bosco seguendo regole e rituali che si discostano da quelli del mondo esterno, costretta ad un esilio forzato da terribili creature che vivono intorno alla radura su cui si sviluppa il villaggio.

Le dinamiche sociali che ne conseguono sono uno dei punti trainanti della trama insieme alla caratterizzazione di personaggi che vivono il conflitto dell’isolamento e di un’autoconservazione che ha, per forza di cose, regole particolari ed esclusive.

I mostri che terrorizzano gli abitanti della piccola società rappresentano quasi delle divinità malvagie, da rispettare attraverso regole precise e di cui propiziarsi la benevolenza con sacrifici e doni che vengono gestiti dagli anziani del villaggio, depositari delle conoscenze necessarie alla sopravvivenza.

Tutto sembra scorrere in maniera lineare fino a quando un evento tragico non rompe definitivamente il già fragile equilibrio.

Un cast di altissimo livello e le scelte cromatiche della pellicola danzano egregiamente in un ritmo lento, funzionale ad acuire il senso di disagio ed ansia che pervadono l’intera visione e che rappresentano il punto fondamentale della trama e dell’esperienza cinematografica.

La bravissima Bryce Dallas Howard, in particolare, riesce ad essere estremamente credibile nel ruolo di una ragazza cieca che allo stesso tempo sa essere ligia alle regole e tanto curiosa da comportarsi in maniera poco usuale per quelli che sono gli standard del posto: le sue relazioni personali e le difficoltà che riscontra a causa della sua cecità sono la cartina di tornasole di quello che possa significare vivere in un isolamento dal mondo che è forzato e volontario, necessario ed allo stesso tempo insostenibile.

Allo stesso modo  Joaquin Phoenix e Adrien Brody sono straordinari nel delineare le caratteristiche di chi viva in maniera completamente differente quello stato di cose, l’uno per la troppa consapevolezza del proprio personaggio e l’altro per l’assoluta incapacità del suo di averne.

I colori, scelti in maniera meticolosa ed efficace, sono, come già detto, uno degli elementi principali della costruzione di un film inquietante e rivelatorio, in grado di raccontare la scelta, il sacrificio e le contraddizioni insite anche nella menzogna che dovesse nascere con i più buoni propositi.

Il risultato finale è un horror adulto, diretto in maniera straordinaria da una regia particolare ed evocativa: “The village” è infatti un film che sa ingannare lo spettatore (ci prova almeno due volte, riuscendo in entrambi i casi nel suo intento) e che lo delizia ponendo al centro di tutto la questione morale come raramente accade per quanto riguardi il genere.

Perché Shyamalan, anche in questo caso, è sinonimo di colpo di scena e di riflessione.

Anche se non letteralmente, ovvio.

Voto: 7.5/10

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