The Handmaid’s Tale (2017-in corso)

Ideatore: Bruce Miller

Cast: Elisabeth Moss, Joseph Fiennes, Yvonne Strahovski, Alexis Bledel

Stagioni: 3 (la quarta stagione verrà trasmessa dal 28 aprile negli Stati Uniti, dal 29 in Italia)

In un futuro prossimo dal sapore distopico, il governo degli Stati Uniti d’America è stato rovesciato in favore dell’avvento di una teocrazia totalitaria: la Repubblica di Gilead.

Instauratosi grazie all’incertezza e al terrore seminati tra la popolazione durante la guerra civile, il regime tenta, con metodi violenti e repressivi, di porre rimedio a due enormi problematiche che affliggono il mondo: l’inquinamento radioattivo e il conseguente drastico calo della fertilità e delle nascite.

Le ancelle, tra le cui fila troviamo Difred, la protagonista di questa storia, vengono scelte tra la popolazione femminile proprio a quest’ultimo scopo: procreare.

Dopo aver privato le donne di ogni diritto, dopo aver bloccato loro i conti correnti e impedito la loro fuga verso nazioni vicine, Gilead ha scelto il loro destino in base alla funzionalità del loro corpo: le donne fertili sono state costrette a vestire abiti rossi e a servire le famiglie al potere attraverso uno stupro rituale a cadenza mensile, finalizzato a dare figli ai Comandanti e alle loro sterili mogli di verde vestite.

Se non si è né moglie, né ancella, si potrebbe essere scelta come Marta e vestire gli abiti, grigi, della domestica.

Ogni donna che tenti di opporsi al trattamento riservatole finisce nelle colonie a porre rimedio al problema dei rifiuti tossici da smaltire.

Questa è l’ambientazione de Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale nell’edizione originale) di Margaret Atwood, pubblicato nel 1985: un romanzo distopico che prende spunto dal Puritanesimo americano del diciassettesimo secolo; un racconto intimo, femminile e femminista.

Dalla storia del personaggio nato dalla penna dell’autrice canadese prende ispirazione la pluripremiata serie televisiva omonima ideata da Bruce Miller e trasmessa a partire dal 2017, giunta quest’anno alla sua quarta stagione (che sarà trasmessa nei prossimi giorni, come segnalato qui).

Se il romanzo della Atwood entrava, quasi in punta di piedi, nella casa dei Waterford e ci apriva le porte dell’anima inquieta dell’ancella protagonista grazie al fluire, disordinato, dei suoi pensieri e ricordi, senza dirci troppo sul mondo circostante ma lasciandoci con un senso di stringente e crescente ansia per la terrorizzante (ma plausibile) possibilità di realizzazione di un regime siffatto, la sua trasposizione sul piccolo schermo ci dà uno sguardo più ampio su Gilead e i suoi abitanti.

Introducendo e dando maggiore spazio a molti personaggi, anche secondari, la sceneggiatura va oltre il racconto originale, ampliando non poco l’universo distopico narrato nelle circa quattrocento pagine della Atwood.

Sebbene i tentativi di trasposizione su pellicola delle storie nate su carta, spesso, non rendano giustizia alla carica emotiva dell’originale, in questo caso il lavoro fatto è ben riuscito.

La caratterizzazione dei personaggi è profonda e dettagliata ed è proprio il continuo cambio di prospettiva a diventare uno dei maggiori punti di forza della serie tv: Miller riesce a connetterci con gli abitanti di Gilead, a farci entrare nelle loro vicende personali e a farcene apprezzare i ricordi e i pensieri, puntata dopo puntata. Anche dei personaggi che non ti aspetteresti (Zia Lydia, su tutti).

Un plauso va, inoltre, agli effetti visivi della serie, che risultano all’altezza delle migliori pellicole hollywoodiane: i colori forti e vibranti degli abiti che caratterizzano la suddivisione in caste della società, le scene di maggior pathos costruite in maniera geometricamente perfetta e le inquadrature taglienti costituiscono un ulteriore pregio di una serie che ha destato critiche ampiamente positive non solo da parte del suo appassionato pubblico.

Nell’evoluzione del personaggio principale, interpretato magistralmente da una Elisabeth Moss che ha dimostrato un’espressività dirompente, sta forse, però, la più grande ricchezza della produzione: la sua rabbia, la sua tenacia, la sua forza, il suo altruismo, così come le sue debolezze e le sue ombre hanno tenuto milioni di spettatori incollati allo schermo e hanno ispirato proteste e lotte contro soprusi, ingiustizie e discriminazioni di genere in tutto il mondo.

The Handmaid’s Tale, sia nella sua versione letteraria che in questa (riuscitissima) proiezione su schermo, colpisce perché ci mostra come sia realizzabile, anche quando sembri impossibile, una regressione nel passato, l’insorgere di una dittatura, con il venir meno dei diritti e delle libertà personali, smontando l’idea per cui un ritorno al patriarcato imperante non possa trionfare.

Per queste ragioni, la serie tv targata Hulu è un successo e non ha deluso i lettori della Atwood (e di lei stessa), trasformandoli in spettatori seriali in attesa di nuove da Gilead che non tarderanno ad arrivare e che non sembrano voler cessare: nei prossimi giorni andrà in onda la quarta stagione (composta da dieci episodi) ed è stata già confermata la produzione della quinta, sperando non deludano le aspettative e possano essere all’altezza delle precedenti.

Voto: 9/10

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